Duo di maggio

Per tutto il mese di maggio incipit69 ospita Andrea Fioravanti per un match giornaliero a suon di incipit. Domani inizia il Duo di maggio, qui un’anticipazione, un’incipitazione, un incipit, azione!

Immagine2Ho una confessione da fare: fin da piccolo ho sempre letto solo romanzi classici, e li ho letti quasi tutti. Sì, parlo degli odiati libri incensati dalla critica con almeno 20 anni (se non 200) di attesa negli scaffali delle librerie dal giorno dell’uscita. Perché con i libri non voglio rischiare. Certo, Nicola troverà più gusto nel recensire un autore sconosciuto che solo pochi eletti hanno avuto il piacere di leggere, perché la massa è stupida e caprona e non sa quello che gli piace e si fa indottrinare e altre dotte elucubrazioni simili. Tutti abbiamo un amico snob con la sindrome del “mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo” come Giacomo in “Tre uomini e una gamba” (che scommetto Nicola non ha visto). Ma come si fa a leggere tutta la bibliografia di Aldo Busi (che per mia colpa, mia grandissima colpa, ho solo sfogliato) e non Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald? Io nel banchetto della cultura cerco di “mangiare” solo i libri migliori. Mentre Nicola è uno di quelli che pur di non assaggiare quello che altri hanno già definito buonissimo se ne va alla ricerca del piatto più esotico, sconosciuto. Salvo poi scoprire come Mina nella canzone Ma che bontà che il “Cacao della Bolivia” non era quello che sembrava. Non giudico mai un libro dalla copertina; sempre dall’incipit. E quasi tutti i “classici” hanno ancora qualcosa dire anche per come sono iniziati.

Andrea Fioravanti

ImmagineAndrea dice di aver letto tutti i classici, e a me sembra la classica stronzata di chi pensa che i “classici” si limitino alla Biblioteca di Repubblica. Dice anche che, prima di leggere un libro, questo deve stagionare sulla libreria almeno vent’anni ed essere “approvato dalla critica”. Queste per lui sarebbero le garanzie di qualità delle opere significative. Io mi guardo attorno e, innanzitutto, non vedo alcuna critica che critichi e che possa eterodirigere le mie scelte, alleviandomi dall’onere di scegliere e consegnandomi a un pacificato futuro da lettore che non sceglie; proprio non la trovo, se c’è batta un colpo. Forse, con “critica”, Andrea intende quei professori che all’Università dedicavano interi corsi di laurea alla letteratura odeporica montana transalpina, non parlandomi mai di Proust. Quindi lui ne ha ancora fiducia perché non ha mai seguito un corso universitario di letteratura. Poi, a confermare che Andrea non la racconta giusta, il fatto che non ha mai letto Seminario sulla gioventù di Aldo Busi, che sugli scaffali sta da più di trent’anni e che parte con uno degli incipit più belli della letteratura italiana contemporanea. Nel prossimo mese Andrea mi proporrà un incipit al giorno di un libro per lui fondamentale e io risponderò con quello di una mia lettura passata.

Nicola Baroni

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